SOUND BRANDING: LA PUBBLICITÀ CHE SI ASCOLTA (E RESTA IN TESTA)
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Se pensi che la pubblicità sia solo immagini e slogan, ti stai perdendo metà dello show. Il sound branding sta rivoluzionando il modo in cui i brand comunicano: non parliamo solo di colonne sonore accattivanti, ma di un uso strategico di suoni, voci e atmosfere audio per creare esperienze memorabili. In un mondo dove scrolliamo all’infinito, è spesso il suono — più dell’immagine — a fermarci.
Perché il suono è la scorciatoia per le emozioni
Ricordi il rumore del modem 56k? O la sigla che ti faceva correre davanti alla TV per non perdere il cartone preferito? Il suono ha un potere incredibile: attiva i ricordi e le emozioni molto più velocemente delle immagini. Nel marketing, questo significa entrare in contatto diretto con l’inconscio del pubblico. Brand come Intel, Netflix e McDonald’s lo sanno bene: bastano due secondi di audio e già riconosci il marchio. È identità pura, che viaggia oltre gli schermi e resta nella testa delle persone.

Sound design vs. comunicazione visiva: il duello invisibile
Se l’immagine cattura l’attenzione, il suono crea la connessione emotiva. Pensaci: puoi ignorare un banner, ma non puoi evitare di sentire una musica in un video o un suono in uno spot radio.
Il sound design rende l’esperienza pubblicitaria:
- più immersiva, con atmosfere audio che trasportano lo spettatore dentro la storia,
- più riconoscibile, grazie a firme sonore uniche,
- più coinvolgente, perché il cervello reagisce istintivamente a certi toni, frequenze o ritmi.
In altre parole: il suono ti entra in testa e ci resta.
Tipi di sound design (e dove usarli)
- Colonne sonore originali: brani creati ad hoc per raccontare il tono di un brand.
- Brand sound logo: la firma sonora, come il Tudum di Netflix (sì, gli hanno pure dato un nome; onomatopeico, naturalmente).
- Ambience e soundscape: suoni ambientali che ricreano scenari (il mare, la città, un aeroporto).
- Voice design: scelta strategica di voci narranti e intonazioni.
L’effetto “hit famosa”: quando una canzone fa esplodere la campagna
Cosa succede quando usi un brano iconico in pubblicità? Semplice: scatta la magia. Una canzone già conosciuta non ha bisogno di presentazioni: porta con sé emozioni, ricordi e un’identità immediata. È come se il brand si appropriasse di un pezzo di cultura pop, il pubblico lega l’energia del brano al prodotto. Il vantaggio? Instant recognition. Dopo due note, sai già di cosa si parla.
Come funzionano i diritti?
Per usare un brano famoso servono due licenze: quella di editoria musicale (i diritti d’autore del brano) e quella di master recording (la registrazione originale).
- I costi variano se si tratta di un brano meno noto o se parliamo di hit mondiali.
- La tariffa dipende da fattori come la durata dell’uso, i territori di diffusione (nazionale, internazionale) e il tipo di media (TV, social, eventi live).
In pratica: non stai solo pagando una canzone, stai comprando un biglietto d’ingresso nell’immaginario collettivo del pubblico.
Il ritorno dei jingle: la pubblicità che canta
Parliamoci chiaro: i jingle non sono morti, anzi. Dopo l’epoca d’oro negli anni ’80 e ’90, stanno vivendo una nuova giovinezza grazie a TikTok, Spotify e agli assistenti vocali.

Un jingle ben fatto è come una hit estiva: semplice, ripetitivo e impossibile da dimenticare. Il segreto sta nella fusione tra testo e melodia, che crea un’associazione immediata tra brand e emozione.
I vantaggi del sound branding nell’advertising
- Memorizzazione rapida: il cervello riconosce pattern sonori in pochi secondi.
- Differenziazione: in un feed infinito di immagini, la voce del tuo brand emerge.
- Emozioni immediate: la musica influenza l’umore più velocemente delle parole.
- Cross-channel: funziona in TV, radio, podcast, social, eventi live.
Il futuro della pubblicità è da ascoltare.
Il sound branding non è un accessorio, ma un asset strategico. I brand che lo integrano nelle loro campagne creano esperienze multisensoriali, più memorabili e più efficaci.
In un mondo dove l’attenzione visiva è sempre più sfuggente, la vera sfida è catturare l’orecchio.
Se vuoi che il tuo brand resti impresso, non basta farsi vedere. Devi farti sentire.